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Testa di Afrodite
II-I sec. a.C.
Kourion, Villa dei Gladiatori,
Scavi del Dipartimento di Antichità
Museo di Episkopi

 

Inno:

Canterò la bella, veneranda Afrodite dalla corona

d’oro, che protegge le mura dell’intera Cipro

circondata dal mare, dove l’umido soffio di Zefiro

la portò sopra l’onda del mare risonante,

nella morbida spuma. Le Ore dall’aureo diadema

la accolsero con gioia e le fecero indossare vesti divine;

sul capo immortale le posero una bella corona

d’oro, ben lavorata, e ai lobi forati appesero

fiori d’oricalco e d’oro prezioso;

le ornarono il collo delicato e il petto bianchissimo

con collane d’oro, che le stesse Ore

dall’aureo diadema indossano quando si uniscono

all’amabile danza degli dèi, nella casa del padre.

Quando terminarono di ornare le sue membra,

la presentarono agli immortali: vedendola, essi

le davano il benvenuto, le tendevano le mani, e ciascuno

desiderava portarla a casa sua come legittima sposa,

poiché ammiravano l’aspetto di Citerea coronata di viole.

Salve, dea dolcissima dagli occhi brillanti: concedimi

la vittoria in questo concorso, e ispira il mio canto.

E io canterò te e anche un’altra canzone (1).

A margine di questo componimento poetico che glorifica la bellezza di Afrodite, una precisazione: l’intento di chi scrive è quello di accogliere la dea nella psicologia, non certo per fondare un moderno santuario, ma per recuperare la sua immensa portata simbolica. Occorre superare le riduttive definizioni, quali mero Principio di Piacere, per poter rendere giustizia ad Afrodite, riconsegnando la sua figura a quella dignità mitica che ne fece, in tempi a noi lontani, una funzione trascendente. La bellezza che celebreremo, attraverso l’archetipo Afrodite, non è l’estetica dell’ornamento, ma la complessità che naturalmente emerge dai suoi numerosi epiteti, dalle rappresentazioni figurative, dalla varietà dei miti che la riguardano. La bellezza della dea, come ricorda Hillman, è espressione del dispiegarsi del giusto senso al tempo giusto, come sembra suggerire la presenza delle Ore, al momento del suo apparire tra i mortali. La sfera della bellezza, come ho precisato nel mio saggio, “La cintura di Afrodite”, riguarda soprattutto l’intensità dell’esperienza estetica, fondata sull’attività immaginativa, che rende possibile l’apertura simbolica in grado di congiungere gli opposti, favorendo nuove opportunità di crescita. La vita richiede attenzione e passione, la ricerca continua di senso che attraversi le vie “infere” e le vie “supere”. Afrodite insegna che occorre aprirsi al mondo, uscire dai limiti ristretti del narcisismo e del soggettivismo, ricreare se stessi mediante l’istinto e plasmare l’esperienza in un confronto dialogico con gli altri. La sfera della psicologia, al pari di Afrodite, include ogni forma di Verità creata dai contrasti dell’anima…e la mitologia ci mette in grado di percepire ed esperire la vita dell’anima in maniera universale.

Afrodite: dal greco Άφροδίτη, dea greca della bellezza, dell’amore e della fertilità, identificata con la Venere romana. Nonostante l’origine non greca, il suo culto fu estremamente diffuso nel mondo greco e greco-coloniale; i santuari più importanti erano a Pafo, Amatunte, nell’isola di Cipro, Corinto, Erice. Dati archeologici, letterari ed epigrafici, sottolineano la centralità di Afrodite nel pantheon locrese (Locri Epizefiri)Secondo Esiodo (Teogonia) sarebbe nata dal membro evirato di Urano e rappresenterebbe una forza naturale pre-cosmica; in Omero invece è figlia di Zeus e Dione. Platone distingue tra una Afrodite Urania, identificandola con l’amore celeste, e una Afrodite Pandemia, personificazione dell’amore terreno. Le sue prerogative, in realtà, erano molteplici e il mito ci tramanda la relazione della dea con le forze indomite della natura.

Epiteti e funzioni:

Afrodito (Ἀφρόδιτος), Afrodite in forma maschile, proviene da Amatunte (Cipro) luogo di culto in cui la dea veniva venerata in forma maschile, con il volto barbuto.

Ambologera (ἀμβολογήρα),colei che non invecchia mai, colei la cui bellezza non deperisce. Pausania lo riferisce come un epiteto della dea presso gli spartani.

Anadiomene (ἀναδυομένη), l’emergente, colei che sorge dalle acque, in riferimento all’Afrodite Anadiomene, un dipinto andato perduto di Apelle di Kos.

Androphonos, sterminatrice di uomini, assassina.

Anosia, l’empia.

Basilis, regina.

Callipigia, dalle belle natiche, compare in Ateneo.

Chryse, l’aurea.

Cipride (κύπρις), letteralmente, originaria di Cipro, in riferimento al mito che la vede sorgere dalla spuma del mare presso Cipro (dove la dea godeva di un culto particolare). Il termine compare per la prima volta in Omero.

Colpode (κολπώδες), sinuosa, in riferimento alla dea che indossa il kolpos ovvero quella parte del chitone ionico che fascia morbidamente il seno.

Cytherea con riferimento al suo approdo sull’isola di Citera.

Despina (δέσποινα), sovrana, (prosatori attici).

Dolòploke, tessitrice di inganni.

Enoplia, incatenata.

Epitymbia, colei che sta sulle tombe.

Etera (ἑταίρα), amica, compagna, etera.

Filommedea, amante dei genitali, “perché apparve dai genitali [di Crono]” (Esiodo, Teogonia ).

Genetyllis, sulla costa attica, come divinità tutelare della nascita.

Idalia, venerata nel santuario di Idalio, nell’isola di Cipro.

Melena o Melenide, la nera.

Morfo (μορφώ), letteralmente, colei che ha una forma. Intesa come armoniosa e come sinonimo di bellezza, compare in Licofrone e Pausania.

Pandemia, Nel Simposio di Platone (discorso di Pausania) si distingue tra Afrodite Pandemia o popolare, figlia di Zeus e di Dione e Afrodite Urania o celeste, figlia del dio del cielo Urano e priva di madre.

Pasiphaessa, colei che splende ovunque.

Persephaessa, come regina degli inferi.

Polikilòtron, seduta su un trono variegato, immagine presente in Saffo; la divinità in Età Arcaica era infatti spesso raffigurata assisa sul suo trono.

Porne (πόρνη), meretrice.

Skotia, la scura.

Sosandra, colei che salva gli uomini.

Tymborychos, la seppellitrice.

Vergine, colei che è una in se stessa. 

 

Prima tappa: cyprusCipro

L’isola di Cipro venne considerata nell’antichità come il luogo di nascita di Afrodite: Omero sottolineava, attraverso l’epiteto Κύπρις, il legame tra la divinità ellenica tutelare dell’amore e l’isola di Cipro. Anche Esiodo ci tramanda un’Afrodite Cyprogenea ché nacque in Cipro, molto battuta dai flutti…A sud dell’isola, non troppo distante dalla città di Pafo, c’è un luogo chiamato Pétra tou Romíou dove la tradizione colloca l’approdo della dea veneranda e bella. Cipro, in epoche diverse, e attraverso le varie dominazioni, conobbe il culto di una Grande Dea, legata alla fertilità, inizialmente venerata in forma aniconica, e successivamente identificata con Afrodite. I riti compiuti in suo onore ci vengono tramandati da Licofrone, Catullo, Virgilio, Pausania. Il percorso indicato vi permetterà di seguire le orme di Afrodite nel luogo associato alla sua origine, visitando i siti archeologici dedicati al suo antico culto, tra i quali quelli di Palaipafos (Kouklia), dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, Amathous e Kition. Questi tre siti principali sono a loro volta collegati ad altri siti e musei che espongono oggetti cultuali associati alla dea. Itinerario culturale:

 

Seconda tappa: Iconografia

L’immagine di Afrodite compare in numerosi esemplari, fin dall’epoca arcaica, nella ceramica, nella scultura, in pittura, su conii. Tra i rilievi, particolare importanza rivestono quello del Trono Ludovisi (Roma, Museo Nazionale Romano a Palazzo Altemps) e la figura del frontone orientale del Partenone (tav.1); Tra le statue sono da ricordare quelle che si ispirano all’Afrodite Cnidia di Prassitele, e all’Afrodite Anadiomene di Apelle.

Tav.1:

Hestia, Dione e Afrodite dal frontone orientale del Partenone 447-432 a.C., marmo, altezza di Dione cm 140  Londra, British Museum

Hestia, Dione e Afrodite dal frontone orientale del Partenone
447-432 a.C., marmo, altezza di Dione cm 140
Londra, British Museum

Nel frontone orientale del Partenone, il gruppo di figure acefale (da sin.): Hestia, Dione e Afrodite. Afrodite riposa, sciolta e rilassata, in grembo alla madre Dione, che la sorregge con le ginocchia e le cosce. Il braccio sinistro di Dione circonda la spalla sinistra di Afrodite. Con l’avambraccio destro, Afrodite si appoggia al grembo della madre in atteggiamento disteso. Le vesti avvolgono i corpi vigorosi e pienamente sviluppati. Il gioco delle loro pieghe è veramente un’eco centuplicata dell’immagine (Goethe). Un evidente legame simbolico si attua nell’inscindibile raffigurazione del gruppo, non solo per la fusione tra corpo e veste, ma anche per la fusione tra madre e figlia. Le due figure fanno pensare a due precise e inconfondibili individualità che convergono in un’arcaica rappresentazione del femminile: Secondo W. Fuchs, Afrodite guardava nello specchio d’oro posto nella sua mano sinistra e contemplava così, contemporaneamente, se stessa e la madre.

 

AFRODITE: GALLERY

Terza tappa: L’amore

Efesto (Vulcano), Marmo di Guillaume Coustou - Museo del Louvre (Parigi)

Efesto (Vulcano), Marmo di Guillaume Coustou – Museo del Louvre (Parigi)

"Ares Ludovisi", tà romana, con interventi di restauro ad opera del Bernini, Roma, Museo Nazionale a Palazzo Altemps

“Ares Ludovisi”. Età romana, con interventi di restauro ad opera del Bernini, Roma, Museo Nazionale a Palazzo Altemps

                                     

      Afrodite tra Ares ed Efesto                                         

Ares è associato al furore bellico, mentre Efesto è noto come dio dell’elemento igneo, abile nell’arte di lavorare i metalli. Secondo Omero, sia Efesto che Ares erano figli di Era e Zeus, versione che non trova corrispondenza in Esiodo. Efesto fu allontanato dalla sacra soglia dell’Olimpo in ragione della sua deformità fisica, recando, sin dal momento della sua nascita, non solo i segni fisici di una disabilità, ma anche la ferita infertagli dai genitori, attraverso il rifiuto. Efesto, il dio-fabbro zoppo, “signore” dell’elemento igneo e dei metalli, doveva essere in origine un dio del passaggio nell’aldilà, storpio perché segnato dall’iniziazione, opportuno paredro della Grande Dea da cui derivò Afrodite. Il dio, in termini simbolici, rappresenta una particolare modalità di entrare in rapporto con la vita, decisamente antipodica rispetto a quella di Ares. In Omero, la moglie di Efesto è Afrodite, colta in flagrante adulterio ed esposta dal marito allo scherno degli dei, insieme al suo amante Ares. La visione negativa di Ares ci viene tramandata prevalentemente da Omero: I passi dell’Iliade ce lo presentano con vivide immagini, come amante dei combattimenti, desideroso di sangue e di strage, ma del dio si conoscono e apprezzano anche il coraggio e il ruolo di “guida degli uomini giusti” (Inno ad Ares) (2). Se accostato ad Afrodite, genera Eros, Armonia, Anteros, Deimos e Phobos… tutte “condizioni” che attengono alla dimensione amorosa. Come ricorda Jean Shinoda Bolen (3), l’archetipo Ares è presente nelle reazioni appassionate e intense. Ares, quindi, nei suoi aspetti migliori, può essere associato alla forza interiore che è in grado di mettere in moto l’eros, mentre Efesto “crea”  la relazione partendo dalla “fucina dell’anima”, e il suo matrimonio con Afrodite è fondato non tanto sulla passione travolgente, quanto su quella inespressa, vissuta interiormente, tipica degli introversi. Afrodite, per quel che attiene la sfera delle relazioni, agisce sulle due opposte polarità divine maschili, generando la passione e la possibilità di vivere un amore travolgente (Ares/Eros), e offrendo l’opportunità di cogliere, attraverso l’innamoramento, nuove risorse interiori e una maggiore fiducia nelle proprie capacità (Efesto). Afrodite è moglie infedele perchè ha bisogno di sperimentare tanto l’eros travolgente quanto una certezza di stabilità, di muoversi cioè tra la profondità dei sentimenti (Efesto) e la loro espressione concreta (Ares). L’ambito rappresentativo di Efesto risulta limitato se non lo si integra con quello di Ares e il discorso è reversibile. Un amore, oltre che sulla passione, dovrebbe fondarsi sulla costanza e la progettualità, la creazione continua. La fucina di Efesto è il laboratorio interiore da cui partire, e il fuoco di Ares è anche l’elemento con cui Efesto può forgiare “oggetti” preziosi, liberando il rapporto da un eccesso di Deimos e Phobos, il terrore dell’abbandono, la paura di lasciarsi andare. Come Efesto, ognuno di noi, ricorda Hillman (4), porta una ferita genitoriale e ha un genitore ferito. L’amore, insegna il mito, è una traiettoria di senso tra il dolore e la capacità di credere in una rinascita, che dobbiamo percorrere con sentimento e coraggio.

Note:

1: V. Inno ad Afrodite, in Inni omerici, a cura di Giuseppe Zanetto, BUR, RCS Libri, Milano, seconda ed.

2: VIII. Inno ad Ares, op. cit.

3. J.S. Bolen, Gli dei dentro l’uomo, Astrolabio, Roma.

4. James Hillman, Saggi sul puer, Cortina, Milano.

Per approfondire:

Bolen Shinoda Jean, “Le dee dentro la donna”, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1991

Bolen Shinoda Jean, “Gli dei dentro l’uomo”, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1994

Esiodo, “Teogonia”, a cura di Graziano Arrighetti, BUR, Milano, XIII ed., 2004

Graves Robert, “I miti greci”, trad. it. di Elisa Morpurgo, X  ed., Longanesi, Milano 1994

Hillman James, “L’anima del mondo e il pensiero del cuore”, Adelphi, Milano, terza ed., maggio 2005

Hillman James, “La giustizia di Afrodite”, Edizioni La Conchiglia, Capri, 2008

Kerényi Károly, “Gli dei e gli eroi della Grecia”, il Saggiatore, Milano, 2001

Omero, “Iliade”, traduzione di Giovanni Cerri, BUR, I classici blu, Milano, 2005

Omero, “Odissea”, a cura di E. Cetrangolo, RCS Libri, S.P.A., Milano, 4° ristampa, 2004

Platone, “Simposio o sull’amore”, traduzione e cura di F. Zanatta, Universale economica Feltrinelli, Milano, quinta ed. gennaio 2006

Vallino Marialuisa, “La cintura di Afrodite. La bellezza delle dee e l’anima delle donne”, Progedit ed., Bari, 2013.