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« l’enfer c’est les autres »

-Jean-Paul Sartre-

Rispondo a diversi lettori, integrando la mia esperienza, in merito al (mal) funzionamento interpersonale ovvero l’incapacità di entrare in contatto con gli altri con presupposti e modalità pro-sociali. Riporto le testimonianze in forma di quesiti, provenienti da chi s’interroga sul senso di alcune condotte o viene fortemente limitato nei propri diritti:

a) “Mi chiamo (…). Sono nata a (…) e cresciuta nel sud-ovest dell’Inghilterra. Costretta ad allontanarmi dalla mia casa, per lavorare in Italia, sono precipitata in un inferno. Città bellissima (…), niente da dire, ma troppo distante dalla civiltà cui ero abituata. Divido l’appartamento in zona residenziale con due colleghi e spendiamo oltre 1000 euro mensili per non dormire. Uno di loro ha perso il lavoro per scarso rendimento, mentre io sono stata da un Suo collega, perché soffro di emicrania e attacchi di panico. Ho paura di rientrare in casa, dopo una giornata di lavoro (da ricercatrice) e di dover affrontare lo stress quotidiano, provocatoci da una famiglia particolarmente “molesta”, anzi una fabbrica di rumore, per essere precisa. Mi chiedo e Le chiedo: Io spendo del denaro perché altri mi fanno ammalare, ma chi molesta gli altri, qualche problema se lo pone o no?”.

b) “Gentile dottoressa sono (…). Le scrivo questa mia per chiederle cosa posso fare per tutelare la mia salute. Soffro di crisi epilettiche, e tutti i giorni devo convivere con i forti rumori di passi provenienti dal piano di sopra. Abbiamo provato a parlare con la signora invitandola almeno a portare delle ciabatte, ottenendo solo un peggioramento della situazione. Devo ammettere che ho timore quando rientro dal lavoro, poiché mi sembra di vivere in una grancassa, e la mia testa subisce giornalmente delle scosse…cosa posso fare per tutelare la mia  salute?”

-Viene evidenziata successivamente la presenza di patologie anche a carico della moglie- “patologie che non possono stabilizzarsi nè tantomeno migliorare in presenza di una situazione così stressante. Resta fermo comunque che anche una persona sana, potrebbe veder compromesso il suo equilibrio psico-fisico come Lei ben spiega”.

c) “Sono un ex imprenditore, e per una serie di circostanze negative, per necessità, svolgo attualmente un lavoro ben più umile, con una famiglia da mantenere e problemi di salute. Non entro nel dettaglio dei problemi che mi assillano, ma Le dico soltanto che dopo turni massacranti, un poveraccio non può neanche godersi la tranquillità di casa sua… Sono cresciuto in campagna, e non comprendo come si possa vivere coprendo col rumore la propria o altrui vita. Il mio quesito:- E’ sano di mente chi, pur avendo ricevuto continui richiami, continua a vivere secondo regole di inaudita inciviltà?”

d) (…) “Ho un figlio che qualcuno osò definire in termini psicopatologici, uno di quegli esseri che, preso atto dell’elevato tasso di insensibilità circolante, vivono in un mondo a parte, un mondo fatto di interessi culturali e dove l’introversione è la sola nota distonica nel rapporto con gli altri. Insegno (…) e la mia esistenza è fatta di piccole gioie quotidiane: la stima dei miei studenti, il sorriso di mia moglie, che amo, le brevi vacanze in Francia, dove risiede mia sorella. Il resto è la lucida constatazione che chi fugge da se stesso, chi non ama la pace, chi non coltiva interessi, crea inevitabilmente problemi agli altri: Mio figlio ama stare in solitudine, è poco loquace, ma mi creda, non nuoce a nessuno, mentre “oltre la soglia” c’è gente che inutilmente si agita, e disturba la nostra quiete, di giorno e di notte. Spero di ricevere il Suo sostegno nel ritenere che conviene tenersi fuori da una comunità di sopraffattori, ignoranti, incapaci di reggere il peso del proprio silenzio. Anche a costo di sentirsi disadattati…”

e) “Gent.ma dottoressa, c’è una grande attivazione, sul piano scientifico, volta ad indagare gli effetti del rumore sulla salute, e mi riferisco ai disturbi dell’udito in contesti lavorativi a rischio o in prossimità di aeroporti e centri urbani con elevate soglie di decibel. Quali sono gli effetti extrauditivi del rumore, e quali i rischi per la salute mentale?”

Dividerò in paragrafi le mie riflessioni, tentando di rispondere a tutti. Ometto i contenuti di altre lettere, che presentano analogie con quelle selezionate. Mi scuso, per questo, con i lettori che hanno richiesto il mio parere.

1.Condotte egocentriche ed antisociali: evidenze psicopatologiche nella vita quotidiana

Doverosa premessa alle mie risposte è la definizione del funzionamento del Sé personale e interpersonale, le cui alterazioni costituiscono il nucleo psicopatologico dei disturbi di personalità. Il Sé e l’identità sono il frutto di una interazione che mette in relazione l’individuo con se stesso e con l’insieme di rappresentazioni della realtà circostante. Un funzionamento adattivo implica la capacità di autodeterminarsi, di accedere alle proprie esperienze emotive, di perseguire in modo coerente obiettivi esistenziali, di uniformare la propria condotta a standard interni di comportamento costruttivi. Con riferimento all’altro da sé, un buon livello d’integrazione personale consente anche di comprendere e valutare l’esperienza e le motivazioni altrui, di tollerare le prospettive differenti, di ri-conoscere gli effetti del proprio comportamento, di essere in grado di mantenere un profondo e duraturo rapporto con gli altri, stabilendo una vicinanza e un comportamento improntati al rispetto reciproco. Senza addentrarci nel dettaglio nosografico-descrittivo, è opportuno ricordare che alterazioni a carico del Sé, variamente associate ad incapacità a riconoscere e conformarsi al comportamento sancito dalla legge ed etico, possono rientrare in un quadro personologico caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti degli altri. Ad un esame profondo, l’egocentrica, insensibile mancanza di preoccupazione per gli altri, l’incapacità di riconoscere i loro bisogni e la tendenza alla mistificazione, sono aspetti tipici di una “visione autocentrata del mondo”. La discriminazione accusatoria verso chi osa comportarsi, pensare, esprimersi in modo differente da se stessi è il riflesso di tale labile impostazione identitaria e relazionale. Questo ha un’evidenza quotidiana a tutti i livelli d’interazione: ritengo che la scarsa considerazione degli altri stia diventando una regola di vita più che un’eccezione deplorevole, come si evince dalle testimonianze riportate. Se l’assenza di empatia, la falsità, l’irresponsabilità o la manipolatività, possono essere indicativi di una personalità connotata in termini patologici, è pur vero che tali tendenze vengono sostenute, diventando vere e proprie regole, in contesti che antepongono al valore del rispetto di sé e degli altri, una visione del mondo e uno stile di vita fondati sul bisogno di potere. Quanto più vacilla la personalità, tanto più emerge l’ambizione smisurata, il desiderio di sopraffazione. In effetti, sono tante le circostanze che costringono l’individuo a confrontarsi con una realtà particolarmente difficile, che osteggia ogni forma di benessere mentale. Se inconsapevole, il mancato riconoscimento degli altri e dei loro bisogni, deve essere necessariamente collocato in una dimensione autoreferenziale, narcisistica. Le condotte di portata antisociale poi, si insinuano in ogni piega del vivere quotidiano: rapporti improntati alla sopraffazione, contesti condominiali senza regole, l’impossibilità di riconoscere e rispettare norme di convivenza civile, ci raccontano un dramma derivante dal bisogno dell’uomo di conformarsi e di aderire ad un universo collettivo di riferimento ormai lontano da ogni forma di rispetto. D’altra parte, è sufficiente leggere le pagine di cronaca per ricevere un quadro descrittivo preciso delle infinite declinazioni patologiche e criminologiche cui impotenti assistiamo. Lo sviluppo psicologico si fonda su un lavoro di integrazione personale che non può escludere i nostri tratti contorti, le nostre ambivalenze, la nostra aggressività, le nostre paure, ma che non può e non deve tradursi in un assalto all’altrui libertà. A volte manifestare la propria “diversità” o esprimere il proprio dissenso rispetto a tali condotte significa imbattersi in una squalifica, ricevere un torto ulteriore, vivere sentimenti di inadeguatezza che possono nel tempo manifestarsi in un eccesso di impotenza e frustrazione benché derivanti dal bisogno legittimo di affermare se stessi e i propri diritti. Di frequente, chi pretende l’osservanza di orari e regole condominiali, o più in generale, l’adeguamento a norme di correttezza, nella migliore delle ipotesi viene minacciato, o appellato come “folle”, “esaurito”, ma esistono variazioni sul tema ben più irriverenti… La cosa più interessante è che tali definizioni provengono da chiunque venga invitato ad assumere condotte pro-sociali, quindi, in realtà la “diagnosi” colpisce paradossalmente proprio i soggetti lontani da ogni forma di patologia a carico della psiche. Assai di frequente, il proprio modo di essere viene misconosciuto, e la responsabilità del proprio (mal)agire viene distorta, a scapito degli altri.

Si sprecano termini nosografici che dovrebbero essere proferiti da addetti ai lavori, ma si sa, la proiezione è un meccanismo che serve ad espellere da se stessi il “male”, riversandolo su un altro. Se la regola di vita è il caos, l’ordine e il silenzio diventano necessariamente eccezione. A tal riguardo, non posso non essere in sintonia con G., padre del ragazzo “semplicemente”, “naturalmente” introverso e non per questo malato.

Il tempo che dedichiamo all’armonia, in tutte le sue forme, è nostro nella misura in cui esclude “a priori” una “certa” realtà umana. Quando tutto viene a mancare, in quell’ordine interiore, sede stabile del Sé, si può ancora coltivare l’illusione di vivere in un “tempio protetto”, tentando di riconquistare l’autonomia mutilata e quell’agognata libertà originaria che viene strappata all’uomo nel suo vivere in società con altri individui.

2. Rumori molesti e rischi per la salute

Gli effetti extrauditivi del rumore ovvero quelli che non si limitano a patologie dell’apparato uditivo, possono cominciare a comparire anche a livelli sonori meno elevati di quelli che producono l’ipoacusia.

Quando avvertiamo un rumore fastidioso, la prima reazione è quella di individuarne la sorgente e, se possibile, evitare il disturbo. In moltissimi casi questo non è possibile, per cui l’organismo rimane esposto ad un agente nocivo. Ciò determina l’instaurarsi di una condizione stressante. Gli effetti nocivi indotti da una eccessiva esposizione al rumore, si identificano in:

– disturbi acuti o cronici all’apparato uditivo

– disturbi del sonno e del riposo

– disturbo dell’apprendimento e dell’attenzione

– interferenza nella comunicazione verbale e nella vita sociale

Effetti extrauditivi dell’esposizione prolungata al rumore incidono negativamente sullo stato di salute, provocando alterazioni più o meno gravi a carico dell’Apparato cardiocircolatorio (ipertensione, ischemia miocardica), dell’Apparato digerente (ipercloridria gastrica, azione spastica sulla muscolatura liscia), Apparato endocrino (aumento della quota di ormoni di tipo corticosteroideo), Apparato neuropsichico (quadri ansiosi con somatizzazioni, insonnia).

Dormire 5 ore per notte è associato ad un rischio raddoppiato di sviluppare ipertensione in persone di età compresa tra 32 e 59 anni. Chi dorme poco corre il rischio di sviluppare la sindrome metabolica ovvero Diabete Mellito, ipertensione, obesità e dislipidemia. La privazione del sonno provoca problemi cerebrali. Recenti studi hanno confermato che la mancanza di sonno notturno aumenta le concentrazioni mattutine nel sangue dell’enzima Enolasi Neurone Specifica (NSE) e della proteina S-100B. Si tratta di elementi tipicamente presenti nelle cellule del Sistema Nervoso Centrale e il loro incremento dopo una notte insonne potrebbe indicare un danno del tessuto cerebrale. Infatti, una crescente concentrazione di NSE e di S-100B nel sangue può essere indicativa di un danno neuronale di importante entità cosi come avviene per esempio, nelle commozioni cerebrali dopo un trauma cranico.

Il rumore può interferire con le attività mentali che richiedono molta attenzione, memoria ed abilità nell’affrontare compiti complessi. Le strategie di adattamento (del tipo: regolare o ignorare il rumore) e lo sforzo impiegato per mantenere le prestazioni, sono state associate ad aumento della pressione arteriosa e ad elevati livelli ematici degli ormoni legati allo stress.

Quindi, è accertato che l’esposizione continua al rumore:

1. produce nell’individuo danni alla salute

2. costringe l’organismo a mantenere uno stato d’allerta costante

L’impossibilità di vivere in condizioni di benessere può portare ad un calo delle prestazioni in ambito professionale, per un aumento della sensazione di fastidio (annoyance) e un decremento della capacità di concentrazione (rumori da passi pesanti, trascinamenti di mobili, caduta di oggetti, giochi di bambini, schiamazzi, ecc.). Lo stressor produce una serie di reazioni di difesa (quali modificazioni del ritmo del respiro e accelerazione della frequenza cardiaca). Se lo stimolo nocivo, il fastidio, permane a lungo o se le capacità di difesa dell’organismo vengono meno, possono verificarsi disturbi quali aumento della pressione e del battito cardiaco, aumento della secrezione acida dello stomaco, aumento della motilità intestinale, aumento della frequenza respiratoria. Tali disturbi ed altri, ad essi variamente associati, vengono indicati come effetti extrauditivi del rumore, proprio perché coinvolgono diversi apparati dell’organismo.

Un ambiente acustico sfavorevole costituisce una condizione di pregiudizio per una buona qualità di vita (Callegari e Franchini) e il rumore occupa uno dei primi posti fra le cause ansiogene della vita, essendo uno degli stimoli sensoriali più violenti e primitivi, costringendo i centri sottocorticali ad un adattamento di emergenza, che produce inevitabilmente una tensione emotiva (Cazzullo). In particolare, l’individuo esposto a simili condizioni ambientali, può presentare significative alterazioni a carico delle attività autorealizzatrici (sfera sessuale, lavorativa, progettuale), sociali.

3.Il reato di stalking condominiale

Al di là delle inevitabili osservazioni di carattere psicopatologico che riguardano chiunque agisca secondo inosservanza e violazione dei diritti degli altri, a livello penalistico, una condotta molesta può assumere diverse connotazioni a seconda delle modalità pratiche di svolgimento e alle conseguenze sulla vittima. Occorre sottolineare che spesso i rumori da appartamento trascendono in vere e proprie condotte persecutorie sussumibili nel reato di stalking. Ne abbiamo sentito molto parlare soprattutto nei casi di violenza alle donne, storiografia tragicamente ricca e di recente approfondita nel saggio “Artemisia e le altre. Miti e riti di rinascita nella violenza di genere”, Armando ed. (Marialuisa Vallino, Valeria Montaruli).

Le legge di riferimento è l’articolo 612 bis del Codice penale, introdotto nel 2009 e che può essere applicata in tutti quei contesti in cui sia posta in essere un’attività insistita in grado di generare inquietudine in chi la subisce. Deve essere punito ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 612 bis c.p. chi molesta ripetutamente i condomini di un edificio in maniera tale da provocare agli stessi uno stato di ansia.

Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte Cassazione con la sentenza n° 20895 del 25 maggio 2011 e ribadito, tra le altre, con Cass. n. 3993372013; con Cass. n. 45648/2013. Lo stalking condominiale si configura come un insieme di atti ripetuti volti ad arrecare volontariamente ad uno o a una pluralità di condomini un disturbo intollerabile per un periodo prolungato di tempo, tale da condizionarne la vita di tutti i giorni. Le azioni volontarie e reiterate sono elementi che costituiscono lo stalking mentre il condominio costituisce il locus commissi delicti. A consacrare l’esistenza del cosiddetto reato di stalking condominiale è stata la Cassazione con la sentenza n.26878 del 30 giugno 2016, preceduta da altre sentenze. Tale reato permanente si verifica se un condomino perseguita e molesta i vicini di casa con atti persecutori reiterati. La vicenda giudiziaria da cui trae origine tale recente decisione ha avuto come protagonista un cittadino che, esasperato dal proprio vicino, decide di querelarlo più volte. Le varie querele erano determinate da una “reale esasperazione” provocata dai comportamenti del condomino che avevano costretto la vittima ad assentarsi dal lavoro, ad assumere psicofarmaci. Di qui, la condanna della custodia in carcere nei confronti dell’imputato per il delitto ex articolo 612 bis c.p 

Purtroppo, alcune persone, di fronte ad un appunto sulla correttezza delle proprie abitudini, anziché fare un po’ di autocritica, chiedere umilmente scusa e cambiare atteggiamento, hanno la reazione inversa ed i rumori assumono la forma di vere e proprie persecuzioni (e quindi si può parlare di stalking condominiale).
In questo caso, la reazione dell’ordinamento giuridico è molto forte, con conseguenze sanzionatorie di non scarsa rilevanza. L’illecito costituito dalla perpetrazione di atti persecutori si presenta per chi ne rimane vittima, come fatto che è titolo per chiedere il risarcimento del danno. In particolare è dovuto il risarcimento del danno non patrimoniale, in relazione ad un reato che colpisce direttamente la sfera della libertà morale della persona, la sua quiete, la sua tranquillità, l’ordinarietà dei suoi comportamenti e l’ambito dei sentimenti e degli affetti.

Spesso, chi subisce, è costretto ad affrontare un percorso esterno (iter‐legale) e interno (elaborazione psichica) lungo e difficile; si tratta di eventi particolarmente traumatici o comunque ansiogeni  che incidono negativamente sullo stato di salute globale, con modificazioni in senso peggiorativo dell’equilibrio psicologico e dello stile di vita relazionale/affettivo.

Nella valutazione del danno alla persona, gli illeciti e i reati si configurano come eventi psicosociali stressanti che possono generare un trauma di natura psichica. Alcune ricerche, infatti, mostrano che il rumore attiva il sistema endocrino e simpatico provocando cambiamenti fisiologici acuti che sono identici a quelli che intervengono in risposta ad un generico stress.

Lo psicologo forense è lo specialista più idoneo per la valutazione del danno psichico e da pregiudizio esistenziale, avendo fra le sue competenze la possibilità di effettuare diagnosi con strumenti di indagine, quali il colloquio clinico e i test appropriati, ai fini dell’accertamento e la valutazione del danno (come consentito e disposto dall’art. 1 della legge n° 56/89).

Marialuisa Vallino

Per approfondire:

“Noise pollution: non-auditory effects on health” by Stephen A. Stansfeld and Mark P. Matheson, Department of Psychiatry, Medical Sciences Building, Queen Mary, University of London, London, UK.

ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO, “LINEE GUIDA PER L’ACCERTAMENTO E LA VALUTAZIONE PSICOLOGICO‐GIURIDICA DEL DANNO BIOLOGICO‐PSICHICO E DEL DANNO DA PREGIUDIZIO ESISTENZIALE. PREDISPOSIZIONE DI UNA SPECIFICA TABELLA DEL DANNO PSICHICO E DA PREGIUDIZIO ESISTENZIALE.”

SLEEP DEPRIVATION INCREASES SERUM LEVELS OF NSE AND S-100B