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La fragilità del dogma della famiglia

di Valeria Montaruli

Valeria Montaruli, Magistrato, si è occupata a lungo di procedimenti in materia di famiglia e persona. Per molti anni ha esercitato le funzioni di giudice in ambito penale. E’ stata inoltre giudice minorile. Ha nel tempo collaborato con alcune riviste giuridiche, pubblicando diversi articoli e note a sentenze. E’ stata, nell’ultimo triennio, relatrice in numerosi incontri di studio di diritto minorile, in materia di procedimenti de potestatemobbing familiare e profili relativi alla tutela civile. In particolare, ha coordinato gruppi di studio in materia familiare e minorile presso il Consiglio Superiore della Magistratura, e nell’ambito della neo istituita Scuola della Magistratura. Ha svolto attività di docenza presso la Scuola di specializzazione nelle professioni legali dell’Università degli studi di Bari. E’ stata componente della Commissione d’esami per il concorso in magistratura. E’ autrice e co-autrice di varie opere monografiche, particolarmente in materia di responsabilità civile. Ha lavorato presso il Ministero della Giustizia -Ufficio legislativo-. Attualmente è Presidente del Tribunale per i Minorenni di Potenza.

Copertina libro

Copertina libro

Siamo abituati, per cultura e per tradizione, a dare per scontato il fondamento naturale dell’istituzione familiare. I padri costituenti, all’art. 29 della Carta Costituzionale, hanno dato una definizione sacrale della famiglia come ‘società naturale fondata sul matrimonio’. Lo stesso legislatore costituzionale ha poi ridimensionato l’assolutezza di tale affermazione nel successivo art. 30, laddove al terzo comma si garantisce ai figli nati fuori dal matrimonio tutela giuridica e sociale ‘compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima’, e al quarto comma si demanda alla legge ordinaria di ‘dettare le norme ed i limiti per la ricerca della paternità’. L’attenta riflessione degli studiosi di sociologia della famiglia, ben compendiata nell’ultimo volume di Chiara Saraceno, Coppie e famiglie – non è questione di natura, Feltrinelli, Milano, 2012, evidenzia come non c’è nulla di meno naturale della famiglia. In verità, famiglia e coppia sono tra le istituzioni sociali maggiormente oggetto di regolamentazione. Di conseguenza, i cliché culturali dominanti hanno insistito nel fondamento gius – naturalistico dell’istituzione familiare in chiave difensiva, al fine di sacralizzare l’istituzione fondante della società civile, che costituisce  la cellula basilare dei rapporti socio – economici tra le persone. Tale regolamentazione fa da contrappeso alla tendenza disgregatrice insita nelle pulsioni istintuali e sessuali propri della natura umana. Eppure, nell’analizzare in senso geografico e diacronico le tipologie di organizzazione familiare che si sono succedute nei vari popoli e in diverse epoche, si evidenziano notevoli diversità, sicché il modello di famiglia nucleare, costituito dalla coppia genitoriale e dalla prole, costituisce una peculiarità originatasi in Occidente, in conseguenza della rivoluzione industriale, assolutamente non dotato di alcun crisma di universalità. Tale modello familiare, che ha il suo fulcro nella coppia coniugale, si declina in senso inverso rispetto ai modelli familiari tradizionali, nei quali i rapporti di parentela prevalgono sulla relazione di cooperazione e di affetto tra i coniugi. In altri termini, la maggiore tendenza al particolarismo è derivata dal maggior rilievo dell’affettività, come caratteristica specifica dei legami familiari, sia di convivenza e di parentela, man mano che questi vanno perdendo la loro funzione sociale. Il modello di famiglia contemporaneo è dunque connotato dal principio dell’individualismo ispirato ai criteri dell’autonomia e della parità tra i sessi, almeno sotto il profilo formale. Il progressivo prevalere della sfera delle aspirazioni individuali rispetto alle istanze collettive, si è manifestato sia in senso orizzontale, nei rapporti di coppia, che in senso verticale, nei rapporti tra diverse generazioni. Quanto al primo profilo, il processo di progressiva disgregazione della stabilità familiare si è innescato dall’insorgenza del mito dell’amore romantico, che è man mano  prevalso sulla funzione della famiglia come nucleo economico – produttivo. Poiché la cessazione dell’affectio fa venir meno la stessa ragion d’essere dell’unione coniugale, si è diffuso nella società occidentale l’istituto del divorzio, con la conseguente insorgenza di famiglie mono – genitoriali, famiglie ricostituite, famiglie multiple e famiglie di fatto. In conseguenza della nuova concezione del matrimonio e della crescente importanza del benessere della coppia, si è determinata una maggiore fragilità della famiglia legittima, laddove nei paesi avanzati non esiste più l’istituto della separazione per colpa, ma basta la dichiarazione unilaterale di intollerabilità della convivenza coniugale. Il secondo cambiamento è rappresentato dalla progressiva equiparazione della coppia di fatto alla coppia coniugale, nella misura in cui entrambe sono fondate sull’investimento affettivo reciproco. Il terzo cambiamento ha riguardato l’indebolimento dell’eterosessualità come unico fondamento di una relazione di coppia. Difatti, l’affetto reciproco fra due persone sussiste indipendentemente dal sesso dei medesimi. Si determina dunque un progressivo sganciamento tra la capacità riproduttiva della coppia e la validità della stessa. Analogo processo di erosione si è verificato in senso verticale, con riferimento ai rapporti genitoriali e di filiazione. La Saraceno afferma che figli o genitori si diventa in molti modi. Innanzitutto, la genitorialità è sganciata dalla consacrazione della famiglia legittima. È notizia di questi giorni la definitiva approvazione ed entrata in vigore del DDL unificato Mussolini, con l’emanazione della legge 10 dicembre 2012 n. 219, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 17 dicembre 2012, che ha introdotto nell’articolato relativo alla parificazione tra figli legittimi e naturali, del disegno di parificazione tra figli legittimi i figli naturali, destinata a incidere sui profili discriminatori tuttora sussistenti tra i due tipi di filiazione, in particolare la mancanza di rapporti tra il figlio naturale e i parenti del genitore che ha effettuato riconoscimento. Un profilo evolutivo ancora più accentuato attiene allo sganciamento della genitorialità rispetto alla generatività in senso biologico. Infatti, la trasformazione del bambino in figlio, non solo è un atto sociale fortemente regolato, ma implica un atto di riconoscimento e di accettazione. Tale sganciamento si verifica tipicamente con riferimento alla genitorialità adottiva, che ha come presupposto lo stato di abbandono del minore, e dunque l’accertata e irreversibile inadeguatezza dei genitori di esercitare il proprio ruolo. Tuttavia, in epoca recente, le tecniche di riproduzione assistita hanno allargato enormemente la possibilità di ‘fare un figlio’. Lo sganciamento rispetto al dato della generatività biologica diventa particolarmente evidente e stridente in caso di riproduzione assistita con donatore e o donatrice, che apre la possibilità di assumere un ruolo genitoriale alle persone sole e anche alle coppie genitoriali omosessuali. Ulteriori scenari, rispetto alla declinazione della maternità, sono stati aperti dalla maternità surrogata. Vi sono poi forme di multi – genitorialità nell’ambito delle famiglie ricomposte, che scaturiscono dallo scioglimento di precedenti nuclei familiari e dalla nascita di nuove famiglie, che determina una moltiplicazione di rapporti di parentela. Orbene, in un’epoca caratterizzata dall’accelerazione del cambiamento, che dalle rapide evoluzioni scientifiche e tecnologiche si riverberano sui fenomeni umani e sociali,  qual è la famiglia, il legislatore in primis e poi il giudice della persona e delle relazioni familiari sono chiamati ad un’importante sfida culturale. Spesso gli operatori sociali e giuridici sono anche inconsapevolmente condizionati da schemi relazionali cristallizzati, che di fatto sono stati travolti dalle ultime evoluzioni della società. Vi è dunque la tendenza ad ostacolare il cambiamento, a causa del rifiuto a comprenderlo, e ad arroccarsi su un nostalgico vagheggiamento di modelli di vita che sono ormai  nella nostra testa, e che l’evoluzione storica e sociale ha travolto. La grande sfida che l’operatore è chiamato ad accogliere è quella di governare il cambiamento, senza giudicarlo e contrastarlo. La rottura del nucleo familiare originario non costituisce di per sé una calamità per i figli, se le parti coinvolte sono capaci di corretta elaborazione delle vicende traumatiche. La genitorialità non è necessariamente legata alla riproduzione, ma alla comunione di affetti che si è capaci di instaurare con il minore e alla capacità di essere guida e punto di riferimento. Forse, dalla drammatizzazione dei rischi della PAS, sulla cui natura patologica molti studiosi avanzano dei dubbi, si potrà arrivare a rispettare e valorizzare la volontà del minore come soggetto autonomo, nonché capace di esprimersi e di operare delle scelte circa i soggetti con valenze genitoriali su cui investire. In tal modo, potranno evitarsi scelte traumatiche e coercitive per orientare le sue relazioni. Invero, si possono dunque acquisire, e spesso si acquisiscono, funzioni genitoriali nei confronti di figli biologicamente non propri. La famiglia diviene luogo di elezione, piuttosto che struttura cristallizzata. Così, anche la rigidità dei ruoli genitoriali dà luogo ad una nuova flessibilità. Dunque, non necessariamente il padre è chiamato a intervenire per rompere la simbiosi funzionale tra la madre il figlio, se la madre (soprattutto nelle famiglie mono- genitoriali) diviene anche punto di riferimento normativo e il padre riesce ad esercitare funzioni di cura e a trasmettere valori affettivi. In definitiva, l’operatore illuminato dev’essere in grado di comprendere e di accettare la complessità del mondo relazionale, alla base della famiglia. In tal senso, più che come arazzo statico – secondo la definizione della sociologa statunitense Barrie Thorne – che è il risultato dell’ intersecarsi di una molteplicità di dimensioni, colori e figli, la famiglia può essere vista come caleidoscopio, in cui la varietà dei colori e delle forme compongono continuamente forme diverse e duttili nella complessità del dinamismo esistenziale.