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Egon Schiele: Drawing Nude Before Mirror -1910

Egon Schiele: Drawing Nude Before Mirror -1910

Quello che segue è un contributo divulgativo sul problema Anoressia, disturbo alimentare che per la sua portata investe non solo l’individuo portatore del disagio, ma anche la famiglia, che a volte diventa il Teatro all’interno del quale si rappresenta e si consuma una lenta e silenziosa tragedia. Il presente articolo nasce dal bisogno di tracciare alcune linee interpretative, mai esaustive, su un serio problema adolescenziale e nasce altresì da un progetto divulgativo avviato nel  2000 che prevede lezioni universitarie, organizzazione di corsi e conferenze, spettacoli teatrali incentrati sui disturbi della condotta alimentare e dell’immagine di sé.
Nella cultura occidentale, le prime descrizioni relative ai disturbi della condotta alimentare, in modo specifico l’Anoressia, risalgono ad oltre 2000 anni fa. I sociologi insistono sull’eccesso di conformismo delle anoressiche alle immagini collettive e ideali che i mass media veicolano. Questo è in parte vero, in parte falso. Lo stereotipo culturale non spiega i perché della Santa Anoressia, e di altri fenomeni al limite dell’Ascetismo, comparsi in epoche culturalmente e socialmente distanti dalla nostra. Simone de Beauvoir osservava come la donna mistica cercasse, attraverso l’amore divino, l’apoteosi del suo narcisismo non senza incorrere addirittura nei rischi dell’annientamento. “L’Estasi raffigura fisicamente questa abolizione dell’Io…la Mistica tortura la sua carne per avere il diritto di rivendicarla; portandola all’abiezione, la esalta come strumento della propria salvezza…”(S.de Beauvoir, “Il secondo Sesso”). Molti autori accostano il messaggio simbolico dell’anoressia alla concezione gnostica. Lo Gnosticismo, movimento filosofico-religioso affermatosi nei primi secoli dell’Era Cristiana, poneva la Conoscenza=Gnosi come condizione imprescindibile della salvezza. Lo Gnosticismo insiste sulla natura divina, la scintilla divina nell’Uomo, sicchè il nuovo dualismo non è più tra l’uomo e Dio, bensì tra l’uomo e il mondo, tra l’anima e il corpo. Per lo gnostico, soprattutto Valentino, tutto quello che è materiale, compresa la femminilità intesa come natura è solamente negativo; è una gabbia da cui occorre fuggire attraverso l’ascetismo e attraverso il rinnegamento di tutto ciò che la lega alla materialità=sessualità=procreazione. L’anoressica, indifferente al deterioramento fisico, tenta di dimostrare che è capace di vivere e nutrirsi della propria sostanza.
D’altra parte il limite posto all’ingestione di cibo, come il limite posto al sentimento, alla parola, ci fanno necessariamente pensare al Mito gnostico di Sophia, la figlia più giovane della coppia primordiale -l’Abisso e il Silenzio- che viene presa da una passione, di conoscere il Padre del Tutto. Questa passione la porta verso l’autodistruzione. Ma viene fermata dal potere di Horos o Limite, che, liberandola dalla passione, la rimette nel suo posto originario. La passione separata da lei diviene la Sophia inferiore. Dalla sofferenza della Sophia inferiore nasce la materia…Nello gnosticismo di Valentino Sophia è l’ultimo dei dodici Eoni che, per desiderio di imitare il padre, finisce per lacerare l’unità del pleroma e dare inizio ad un processo di caduta. In questo postulato di separazione tra materia e spirito la femminilità viene sentita ambiguamente; Anche la Vergine Maria nega con la sua assoluta “assenza d’ombra” il principio femminile della non perfezione, contrariamente alle antiche Dee Madri cui era permesso di fallire, procreare, adirarsi, soccorrere. Questa scissione e questa tendenza a realizzare un principio di perfezione ideale, ma sicuramente non naturale è l’aspirazione di una società fallologocentrica e lontana dalla Natura. E’ un ideale e uno stile collettivo di vita che a volte porta le donne a sacrificare la propria identità nell’impossibilità di conciliare il mondo del fare maschile con il mondo dell’essere femminile. Il sintomo anoressico o bulimico è quel che resta alla donna moderna per sostenere il proprio messaggio di incongruenza e ambiguità rispetto a pressioni culturali quanto mai contraddittorie: lavoro produttivo e lavoro di cura, efficienza e passività, grinta e dolcezza… Non tanto quindi adeguamento acritico a certi stereotipi quali corpo levigato-snello-scattante, quanto piuttosto necessità di far parlare il corpo laddove c’è un’incapacità ad esprimere se stesse e i propri sentimenti. Un “buco” nell’Identità. Ancora una volta, come ai tempi di Freud, la donna si trova ad esprimere drammaticamente, con il linguaggio del corpo, un malessere che è tutto mentale e del quale l’anoressica non sembra avere cognizione cosciente, solo dolore… Oggi l’anoressica, come osserva la Gelli, va ben oltre lo scandalo che l’isterica metteva in scena oltre cento anni fa;  Superando la semplice “richiesta di sessualità”, reclama una propria identità ed autonomia, tendendo forse a sovvertire l’ordine simbolico tra Generi e tra generazioni, in particolare quello madre-figlia. Nei disturbi della condotta alimentare è sempre rintracciabile, seppur in maniera larvata, una crisi della presenza, un’inadeguatezza del processo simbolico, una distorta immagine di sé. Il corpo in primo piano: un corpo ipercontrollato, un corpo emaciato e proprio per questo ben visibile. Parca di parole, assai più dell’isterica di fine ’800, oggi l’anoressica è incapace di esprimere verbalmente le proprie emozioni, il suo modo di rapportarsi agli altri è privo di risonanza affettiva…L’anaffettività dell’anoressica affonda le sue radici in un narcisismo esasperato, che si fonda sulle prime esperienze affettive e genera un’immagine fittizia e fortemente idealizzata, derivante dall’impossibilità di recidere quel cordone antico con la propria madre…Il tipo di approccio della madre al bambino in fasi precocissime sembrerebbe cruciale nella genesi dei disturbi alimentari. In particolare verrebbe in alcuni casi impedita la mentalizzazione, il meccanismo che consente di differire la realizzazione delle pulsioni, il loro appagamento, tramite rappresentazioni interiori. E’ ormai accertato il ruolo della madre nella circolarità alimentare dell’anoressica, che giunge a percepire confusamente il cibo, la madre e la sessualità, sviluppando nel tempo un’assurda equazione emozionale, dove è impossibile rintracciare un’identità autonoma. Spesso intrusiva, la madre dell’anoressica tende a perpetuare un’omeostasi simbiotica, ostacolando nella propria figlia (vissuta come un’estensione di sé) il tragitto verso l’autonomia. Entità diagnostiche oggi distinte, Anoressia e Bulimia sembrano in realtà essere le due facce di una stessa medaglia. Il sintomo bulimico faceva parte del quadro dell’Anoressia prima di separarsene progressivamente, fino a diventare una sindrome a sé stante. L’Anoressia nervosa precede la Bulimia in oltre la metà dei casi di Bulimia. In Italia circa l’1% della popolazione adolescenziale soffre di Anoressia e il 5% di Bulimia, mentre l’8% e il 15% presenta rispettivamente disturbi alimentari e comportamenti a rischio. L’età di insorgenza si situa tra i 14 e i 25 anni con una netta prevalenza femminile. La clinica ci conferma che al di là delle esigenze di tipo classificatorio, Anoressia e Bulimia vanno inquadrate in una categoria nosografica globale, cui è sottesa una comune posizione psicodinamica, sebbene con forme di espressione molto differenti. In genere il disturbo anoressico si presenta come egosintonico, accettato e addirittura esibito, mentre il disturbo bulimico è più frequentemente vissuto come un impulso rifiutato ed irrefrenabile, per questo egodistonico. I criteri diagnostici per l’Anoressia- secondo il DSM IV TR- sono: 1) Il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per età e statura, 2) Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso, 3) Alterazione del modo in cui il sogg. vive il peso o la forma del corpo o eccessiva influenza di questi sui livelli di autostima o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso, 4) Nelle femmine, dopo il menarca, Amenorrea, assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi. SOTTOTIPI: A) Con restrizioni, B) Con abbuffate/condotte di eliminazione. L’amenorrea insorge anche prima che si sia verificata la perdita di peso. Sin dal 1940 è stata dimostrata una diminuzione della escrezione urinaria di estrogeni in pazienti anoressiche. Sia la quota urinaria sia i livelli plasmatici di Gonadotropine ipofisarie FSH e LH sono diminuiti nell’ANORESSIA. Si sottolinea come tale anomalia possa essere ricondotta ad un deficit del controllo ipotalamico. L’Ipotalamo, una porzione importante del nostro cervello è infatti deputato anche alla funzione alimentare e sessuale. I segnali ipotalamici risentono dell’influenza dei fattori psicologici. Le basi neurofisiologiche del comportamento alimentare e di quello sessuale, trovano nella stessa struttura la sede organizzativa di tali motivazioni. La negazione della femminilità nelle anoressiche passa inesorabilmente attraverso il limite, un limite fisico, in tutta la sua drammaticità, posto sia al cibo che ad una relazione affettiva adulta. Ci auguriamo che in molti casi rappresenti unicamente un rito di passaggio da una fase all’altra della vita.