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 The danish girl

Einar è diverso da sua moglie. Lui dipinge paesaggi illuminati dalla luce obliqua di prima estate, o velati dal pallido sole invernale. Greta  dipinge ritratti per i ricchi committenti della borghesia cittadina e lavora come illustratrice. Per completare il ritratto di una nota cantante d’opera, Greta chiede al marito di posare per lei in abiti femminili…

“Questo sarà il nostro segreto, vero Greta?» sussurrò Einar. «Non lo dirai a nessuno, vero?» Era spaventato ed eccitato al tempo stesso, e il pugno di bimbo che era il suo cuore gli pulsava in gola. «A chi dovrei dirlo?»  «Ad Anna.» «Non c’è bisogno che Anna lo sappia» disse Greta. E comunque, Anna era una cantante lirica, pensò Einar. Era abituata agli uomini che si vestivano da donna. E alle donne che si vestivano da uomo, per il cosiddetto Hosenrolle. Era l’inganno più vecchio del mondo. E sul palcoscenico dell’opera, questo non significava nulla, se non un po’ di confusione che si risolveva sempre nell’ultimo atto”. (dal romanzo “The Danish Girl” di David Ebershoff)

È la storia romanzata di Einar Wegener/Lili Elbe e di sua moglie, Gerda Gottlieb, che si svolge nell’arco di sei anni, ripresa da Tom Hooper nell’omonimo film. Nel libro di Ebershoff, Gerda diviene Greta. Sappiamo che l’artista lavorò come illustratrice per conto di Vogue, La Vie Parisienne, Rire, La Baïonnette, con una “libertà” espressiva che la rese celebre.

Lili Elbe emerge lentamente dalle opere Art Déco realizzate da sua moglie Gerda, che ne enfatizza la figura slanciata e il volto malinconico. Einar si identifica con le raffigurazioni di Lili: la tela è l’occasione per accedere alla propria identità, compressa e negata troppo a lungo. Einar posa per Gerda e lei è sedotta dalla sua “musa”, che come il fiore cui allude il nome (day-lily, la calla) sboccia, delicato e chiaro, per effetto delle sue attenzioni.

Inizio della metamorfosi.

La relazione tra Einar e sua moglie si connota come una “partita a quattro”, in cui entrano in gioco non solo gli aspetti coscienti e vissuti, ma anche quelli legati alle controparti sessuali inconsce della personalità di entrambi. L’altro che seduce è colui che enuclea una dimensione interna ed è il portatore di un’ immagine inquietante ed inespressa. La seduzione si inscrive nella dimensione della mancanza. Nel film (come nella realtà), Gerda è essenzialmente incline ad agire comportamenti non convenzionali, a non identificarsi in un ruolo femminile “tipico”, e lo stesso dicasi per Einar, i cui tratti delicati e poco rispondenti ad un modello “virile”, colpiscono immediatamente. L’altro appare pertanto come cifra simbolica di una completezza agognata e non ancora possibile. Il gioco che i due coniugi intraprendono è funzionale ad un reciproco percorso di integrazione: ciascuno, in altri termini, riesce a scardinare i filtri e le resistenze psicologiche in atto, sotto il segno di una carenza e di una promessa d’essere. Ci accorgiamo che nel film di Hooper il talento di Gerda si sviluppa pienamente dal progressivo emergere di Lili, che si afferma come “necessità” espressiva ed incoraggia la transizione dal maschile al femminile.

Questa dimensione trasformativa, ancora in ombra, non investe solo l’identità di Einar, ma anche quella di sua moglie: l’irruzione dell’elemento perturbante spezza la quiete e permette ad entrambi l’assunzione del proprio destino. E’ un percorso che ripropone, per certi versi, il tema mitologico della “prigioniera liberata”: il liberatore deve riuscire ad infrangere le porte della prigione, neutralizzare forze magiche e pericolose, abbattere le barriere che rappresentano l’inibizione e l’angoscia, risvegliare la parte di sé negata. Con la liberazione della prigioniera, una parte del mondo inconscio, vissuta in precedenza come estranea ed ostile, viene assimilata. Gerda rappresenta per Einar l’apporto necessario al periglioso sentiero della conoscenza di sé, l’Anima che segna il cammino fino a Lili. Einar diventa Lili, mentre Gerda comincia a dipingere in modo nuovo e ad assumere via via una varietà di ruoli e funzioni: sposa, amante, sorella, madre di Lili, sul letto di morte, sino alla completa accettazione di un Einar destinato a scomparire. Lili emerge da Einar o forse da Gerda: è il Femminile che congiunge opposti inconciliabili e ci ricorda il legame inscindibile di morte e divenire: perchè qualcosa di nuovo possa nascere bisogna amare, e bisogna anche morire.

Marialuisa Vallino