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Domanda completa: Ho avuto modo di ascoltare un suo intervento incentrato sull’analisi e mi ha colpito il modo di considerare il dolore, l’attenzione cioè a quegli aspetti che lei ritiene non patologici, ma espressione di una “originalità”, mi passi il termine, che va preservata, anche a costo di entrare in contrasto col resto del mondo. Mi spiego meglio: Se non ho capito male, l’obiettivo terapeutico non è tanto la cura della sofferenza, ma il superamento di un conflitto, o (interpreto le sue parole) il recupero di qualche cosa che rende l’individuo “scisso”, o lontano dalle sue basi “naturali”. Ma c’è ancora spazio, da qualche parte, per chi ha il coraggio di essere se stesso, per chi non accetta l’ideologia della menzogna, e per chi a malapena riesce ad alzarsi dal letto, al mattino, certo che dovrà combattere la sua quotidiana battaglia contro i soprusi, o la superficialità nei sentimenti e nell’agire? Sono stato in analisi, come tanti, e mi sembrava che solo lì fosse possibile “essere”, ma io vivo dove quello che sono non paga. Perché se sei sensibile, o lo sei troppo, sei tagliato fuori, massacrato, e se sei sincero, prima o poi qualcuna o qualcosa ti fa sentire persino in colpa per questo…A quarantasei suonati sono single, convinto, o forse indotto dalle circostanze a non cercare legami, dopo esser stato liquidato via sms dall’unica a cui mi ero dato senza riserve. Questo è il punto e questa la domanda: Ritiene che in analisi ci debba andare (e sono disposto a tornarci) io, o tutti gli altri che feriscono, aggrediscono, passano come treni sui binari della vita, senza porsi troppi dubbi?  La ringrazio se vorrà rispondermi. F.

Risposta: Innanzitutto, la ringrazio per avermi fornito l’occasione di affrontare uno dei temi a me più cari: l’autenticità. Ritengo che il suo caso non sia tanto l’espressione di una dolorosa, dignitosa “individualità” costretta a fare i conti con una realtà antipodica rispetto alle emergenze del suo Sé, quanto piuttosto il risultato di un’estensione “in negativo” di un vissuto esperienziale, che la induce a ritenere che tutti (cito testualmente le sue parole) aderiscano all’ideologia della menzogna, o dell’agire superficiale.  Per fortuna, tanto sua quanto di altri, non sono poche le persone che avversano i soprusi, le mistificazioni, e a loro dovremmo (tutti) dedicare le nostre energie, non certo a coloro i quali possono “permettersi” di liquidare una relazione via sms. Se mi segue, saprà anche cosa penso della dimensione amorosa e delle sue modalità di attuazione. Single o in coppia, lo ribadisco, andrebbe sempre preservato, anzi coltivato, quel nucleo inviolabile che consente la sana espressione di se stessi. Colgo la sottile provocazione, e le confermo quanto già ha intuito: quelli che passano come treni sui binari affettivi, quelli che feriscono i sentimenti altrui e quelli che non si pongono troppi quesiti sul proprio agire, non li vedremo mai, noi analisti…Credo che il fatto stesso di “mettersi in discussione” sia un grande segno di maturità emotiva, e tanto dovrebbe bastarle per prendere le distanze da chi evidentemente non può farlo. Per contrastare gli effetti negativi della storia “così” conclusasi, dovrebbe lei per primo credere che da qualche parte, e non solo nello spazio terapeutico, esista una donna disposta ad accogliere la sua sensibilità. Il mattino non è solo l’inizio di un giorno di battaglia, ma è anche apertura verso il nuovo, se può, come dice Borges, procurarci anche solo l’illusione di un principio. Quanto al dolore, se ben elaborato, consente all’uomo di trasformare la sua “ferita” in una risorsa.  Un consiglio: Non si chiuda in se stesso. La “sensibilità” di cui lei parla va condivisa e diffusa. Quanto al suo “modo di essere”, non passerà inosservato: è come un diamante: brilla anche nella polvere…